Colpo di spugna sulle Professioni

 

Il Governo vende gli Ordini al Pd in cambio dell’approvazione del decreto.

di Luigi Berliri

«La regola d’oro» , come la chiama Tremonti,  contenuta in un emendamento-lenzuolata presentato ieri sera dal Gruppo Pd al Senato, congiuntamente all’Idv e approvata oggi dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama, prevede che entro sei mesi il governo stabilirà l’elenco delle professioni e dei servizi che devono restare regolamentati mentre tutti gli altri saranno automaticamente liberalizzati.  Per domani , a Roma, l’Oua convoca gli stati generali dell’Avvocatura per discutere e varare le iniziative di protesta contro il governo e i suoi progetti di svendita della giustizia e di smantellamento del sistema delle professioni. Tra le ipotesi di mobilitazione almeno 10 giorni di astensione dalle udienze a settembre, un congresso straordinario forense da celebrarsi a novembre e una manifestazione nazionale unitaria di tutti i professionisti.  L’avvocatura dice no  al progetto di liberalizzazione delle professioni che prevede l’abolizione degli ordini, l’abolizione degli esami di stato, l’abolizione dei divieti di pubblicità e di ingresso di soci di capitale nelle società professionali, l’abolizione dell’incompatibilità tra l’esercizio del commercio e la professione di avvocato, oltre all’abrogazione di norme deontologiche di alto profilo (dignità, decoro, trasparenza).   “Quello in corso contro il sistema delle professioni, è un attacco senza precedenti –rileva Maurizio de Tilla, presidente dell’Oua – la politica ha preso in giro i professionisti, ma i professionisti sapranno rispondere con determinazione. Come nel 2006, quando in 40 mila dicemmo no alle lenzuolate di Bersani, l’Oua chiama tutti i professionisti a scendere in piazza per una grande manifestazione nazionale”.  “L’Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni per la crescita e l’equità- dice il responsabile Consumatori e Commercio del Pd Antonio Lirosi – ciò vuol dire non solo aprire alla concorrenza mercati in regime di monopolio, ma anche dare più potere e libertà ai consumatori nei mercati caratterizzati dalla presenza di forti operatori, ridurre le barriere di accesso a categorie, dotarsi di Autorità di regolazione realmente indipendenti e, infine, rivedere la regolamentazione di alcuni settori di grande impatto sociale, in cui la liberalizzazione ha funzionato poco e male, prevedendo anche forme di intervento pubblico al fine di assicurare la fruibilità dei servizi ai cittadini e a costi accessibili. Il nostro emendamento – spiega – risponde a questa logica e se venisse approvato oggi in Commissione Bilancio produrrebbe subito effetti positivi sia sulla crescita economica, sia sul potere di acquisto dei consumatori. Si tratta di una proposta forte che per ampiezza e numero dei settori interessati avrebbe dovuto essere contenuta nel ddl annuale sulla concorrenza che il governo Berlusconi, dopo un anno e mezzo, non ha ancora presentato al Parlamento. Le proposte sulle professioni (con la riforma degli Ordini e il riconoscimento delle libere associazioni per le professioni non regolamentate) vanno nella direzione auspicata da tutti gli organismi internazionali per dare un contributo alla ripresa del Pil”. “Non sfugge – fa notare  Nino Lo Presti, deputato di Futuro e libertà e capogruppo in commissione Bilancio alla Camera –  la portata devastante di queste finte e false liberalizzazioni delle professioni contenute nel testo, che mi riservo di contrastare in tutte le sedi opportune. Questa frenesia di attaccare gli Ordini professionali, che ha contagiato anche la maggioranza di centrodestra che tanto aveva contestato i provvedimenti del governo Prodi, creerà soltanto disordine e decadimento della qualità delle prestazioni alla clientela. Un passo indietro per il cittadino ed il professionista – chiude Lo Presti – di cui men che mai in questi tempi di crisi c’è bisogno”. “Da anni – dice Pierluigi Mantini, responsabile delle professioni dell’Udc –  proponiamo riforme per la modernizzazione delle professioni, grande risorsa del Paese, ma ora il governo vuole cancellarle con un colpo di spugna, tradendo ogni promessa del passato. L’emendamento del governo è incostituzionale per contrasto con gli artt. 33 e 35 Costituzione e con i diritti fondamentali garantiti dalla responsabilità professionale. Trasformando tutto in imprese commerciali diminuisce la qualità, il controllo deontologico, la responsabilità nell’esercizio di delicate funzioni sussidiarie.  I mercati professionali nell’economia della conoscenza sono un settore vitale per la competitività e la coesione del Paese. Se le norme saranno confermate siamo pronti al referendum abrogativo.  Alfano – conclude  Mantini – nella sua doppia veste di ministro competente e di segretario politico, intervenga ora o taccia per sempre.

http://www.mondoprofessionisti.it/ 

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